La Residenza Creativa

L’idea della Residenza Creativa era venuta in mente visitando L’Arboreto di Mondaino, e, prima ancora, l’attività di Land Art sui Nebrodi a Fiumara d’Arte del mecenate siciliano Antonio Presti.
Unendo queste due formule, Residenza più Passeggiata d’arte, è nata la Land Art al Furlo, giunta nel 2015 alla VI edizione.

Come

Gli artisti, finora, sono stati chiamati grazie a un tam tam di conoscenti e anche grazie ai consigli di vari curatori artistici, ma dal 2014, la Land Art al Furlo ha una curatrice professionista, la docente urbinate di Storia dell’Arte Contemporanea Alice Devecchi.
Gli espositori open air vengono ospitati gratuitamente presso la Casa, hanno stanze con bagno, sale incontri, sale ludiche, cucine interne ed esterne.
Vengono la prima volta per il sopralluogo, per “sentire” il territorio, “capire” il paesaggio, poi tornano per preparare e montare l’opera e infine ritornano per il finissage a riprendere l’opera o lasciarla definitivamente in questo spazio, che in quattro anni si è trasformato in un Parco-Museo che oggi ha oltre 50 opere in permanenza.
L’artista, ha tutto il tempo che gli occorre, gli spazi necessari, e spesso anche i materiali a disposizione. C’è un laboratorio aperto con tutti gli strumenti utili. Il confronto tra gli artisti è continuo, non solo durante l’esposizione, ma anche durante l’anno e tramite la pagina Facebook (“Casa degli Artisti”). Non ci sono limiti d’età per i partecipanti, dai 20 anni del giovane studente di Belle Arti fino agli 85 anni del decano.
Il pubblico, nel mese dell’esposizione en plain air è sempre curioso e attento, incontra gli artisti, chiede informazioni, tocca l’opera, reso libero dagli impacci museali, la fotografa, porta altri amici a far vedere la sua “scoperta”.
Non è raro che qualche amante di arte contemporanea si accordi con l’artista per l’acquisto successivo di una sua opera. Contrattazione che non avviene mai durante la rassegna, perché qui regna il costume del gratuito, del superfluo, al limite dell’inutile sublime.

Infatti qui non girano soldi né sponsorizzazioni.
La Casa non riceve sovvenzioni pubbliche, si autosostenta con le quote sociali (10 euro all’anno) e un po’ di mecenatismo da parte dei proprietari della Casa che fu abitata dagli operai dell’Enel, assieme ad un vasto ed emozionante volontariato culturale.
La cultura del luogo, diremmo “anima”, se non fosse troppo inflazionata, è tenuta in gran conto dai “titolari” e dagli “attori”.
La Gola del Furlo, che è anche Riserva Statale, è troppo suggestiva e “sconvolgente” per non rimanere per sempre irretiti nella sua bellezza selvaggia. Per approfondire il territorio e i suoi abitanti, non solo umani, tutti gli anni, via via, sono stati chiamati storici dell’arte, botanici, archeologi, antropologi, ecologisti, ornitologi, ecc.. per sviluppare negli incontri, tavole rotonde, seminari, i temi legati al paesaggio.
La Casa è anche una sorta di Agenzia culturale della zona: ha cooprodotto un video (Erbastella del regista romano Silvio Montanaro) di tipo antropologico dedicato a un’eremita ricercatrice di erbe spontanee, della zona. Loretta Stella ha coprodotto un CD musicale (La Casa degli Artisti) grazie alla residenza dei musicisti che hanno potuto registrare a piacere tre giorni di musica totale.
La Casa offre tutti gli anni un catalogo ragionato della rassegna, più un’infinità di materiale divulgativo e informativo, dai manifesti alle locandine alle cartoline.
Ogni anno, durante la Land Art al Furlo, viene istituito un Info-point dove tutti gli artisti lasciano i propri cataloghi, brochure, inviti, a libera consultazione del pubblico.
Nella Casa tutti gli ospiti trovano cartine della zona, depliant, calendari di manifestazioni e, naturalmente, libri di cultura locale.

Ma non solo l’Arte è nelle corde dell’associazione culturale, oltre al Cinema e alla Musica, la Casa organizza una Biennale di Poesia di grande seguito, al Passo del Furlo chiamata La Zattera dei Poeti.
Tutte le attività dell’associazione, che cominciano con la festa di autosostentamento del Primo maggio, e finiscono alla fine di settembre, hanno un vasto favore dei media locali e nazionali. Entrambi i “conduttori” sono molto sensibili all’aspetto ecologico interno/esterno alla casa, difendono la biodiversità e sono agricoltori custodi di una trentina di alberi da frutto antichi.
L’attività della Casa degli Artisti è stata felicemente coronata da una tesi di laurea in Conservazione e Restauro dei Beni culturali dall’Università di Urbino, tesi che è stata trasformata in un bel libro di recente pubblicazione.

Perché

La Residenza Creativa, per noi, è una politica culturale gestita dal basso, privata e indipendente. Gli artisti, da sempre hanno avuto corti, palazzi, salotti, aperti alla loro creatività, ma anche trattorie, bar, enoteche, bistrot disposti a ospitare gli squattrinati artisti magari in cambio di uno schizzo a matita sulla tovaglia di carta.
Che faceva il Duca da Montefeltro nel suo palazzo? O Madame de Stael? O il proprietario dell’enoteca Buccone a Roma? Aiutavano gli artisti, per lo più poeti, musicisti, pittori, a sbarcare il lunario. Per i creativi di ogni epoca c’era la possibilità di non pensare al mantenimento e per i mecenati l’onore e l’orgoglio nell’aiutare un artista (nelle corti rinascimentali, ma anche in seguito, scattò anche una sorta di concorrenza).
Perché, si sa, l’Arte rende più leggero il peso della vita.
Forse regala un senso, forse “cura”, e quasi sempre solleva da terra.

La cultura del Sessantotto ci ha donato l’indifferenza al potere, la voglia di riappropriazione dal basso dei Beni Culturali, che sono Beni Comuni, la ricerca di una offerta culturale sanamente popolare, come la intendeva Antonio Gramsci.
Per noi Arte è curiosità, condivisione, stupore.
È una freccia, è un pensiero altro, è un’infinita domanda di senso.
Accogliere gli artisti (finora, in quattro anni sono passati scultori, pittori, videomaker, amanti delle installazioni, performer, videoartisti, poeti, scrittori, musicisti, ceramisti, designer, calligrafi…) ci riempie di gioia, ci porta il mondo dentro casa.
Ci sentiamo utili, impegnati, altruisti, sognatori.
Crediamo che sia utile per loro conoscere una bellezza così struggente come il Furlo e per il territorio sia altrettanto utile avere delle persone speciali, che vanno in giro a conoscere questi paesaggi, le memorie mezzadrili, le colline del Montefeltro, le rocche fortificate.
Già, le rocche.
E non è forse una forma di “arroccamento” questa voglia di Residenze Creative?
Un moderna arcadia per artisti, un’aristocrazia popolare?
Perché certo il mecenatismo individuale ha un costo, ma quale ritorno incommensurabile abbiamo?
Mille metri quadri di casa, che in estate diventano una babele teatrale e tutto il Parco pieno di opere, di installazioni, di “segni”.
E vedere intere famiglie e gruppi di stranieri che passeggiano liberamente nel giardino, nel bosco, a scoprire le opere più nascoste è una gioia che non ha prezzo.

Andreina De Tomassi e Antonio Sorace