La Casa degli Artisti

 In viaggio verso le origini

di Andreina De Tomassi

Chi mi ha accusato di fuggire dalla realtà, qualcuno mi ha  detto  che stavo compiendo un atto di puro masochismo e che sarei presto tornata indietro.
Voci lontane ormai.
Ma quando decisi di lasciare Roma e stabilirmi ad Acqualagna, alla fine del 1999, non nego che sollevai un piccolo polverone.
Ma come? A quarantott’anni, inviato speciale di “Repubblica”, una “firma” del “Venerdì”, con una serie infinita di relazioni e più di vent’anni di lavoro, me ne andavo in un paesino sconosciuto? Ebbene sì l’ho fatto e senza rimpianti.
All’inizio non è stato facile.
Mi mancava tutto: dalla scrivania ai colleghi, dalle amabili liti con Scalfari all’adrenalina della tipografia.
Solo dopo qualche anno ho capito perché, l’impeto profondo che mi aveva spinto a lasciare la capitale.
E’ una questione di sguardi e di odori.
Fuori dalla gabbia metropolitana, lo sguardo corre lontano, accarezza le nostre colline, si perde nello smeraldo del fiume Candigliano, si acquista una libertà visiva impensabile.
E poi gli odori: dal profumo dei caminetti al pane, dalla terra ai muschi.
Una rinascita dei sensi.
Dopo qualche anno, con il mio compagno, Antonio Sorace, abbiamo compiuto un altro salto, via dal paesino, per una vita totalmente dentro la natura, dentro un bosco.

Dieci anni fa abbiamo acquistato la casa degli operai dell’Enel, ormai abbandonata da tempo, proprio dentro la Gola del Furlo, sotto la Diga.
Mille metri quadri di casa, il fiume e un bosco fitto fitto di querce e frassini, lecci e aceri nella Riserva della Gola del Furlo.
La notte fa un po’ paura, ma resisto.
Devo imparare a viverci.
E’ come un lavacro, si torna all’origine; con la paura panica di un ululato, il brivido per la vista di un serpente o un cinghiale, un istrice. E chi li aveva mai visti? Certo che suscito dei sorrisini per chi è nato in campagna… Ma sto imparando, acquisisco abilità, riconosco i funghi, trovo gli asparagi, raccolgo le erbe selvatiche.
E mentre entro dentro il “pensiero selvatico”, compiendo a ritroso il percorso del “ragazzo selvaggio” di Truffaut, perdo le abilità cittadine, ora le insicurezze mi assaltano in città.

Ma certo non dimentichiamo il nostro robusto passato di “operatori culturali”, di cittadinanza attiva, un pensiero pedagogico, di condivisione, fuori dalle arroganze individualistiche.
Siamo Antonio ed io, due figli del Sessantotto, e la “rivoluzione culturale”, collettivistica, ce la portiamo come una medaglia.
E così dopo sette anni di ristrutturazione, la casa degli operai, dal 2010 è diventata la Casa degli Artisti, una residenza creativa dove ospitiamo scultori, poeti, musicisti, attori, una sorta di arcadia popolare fruibile per tutti. Un’associazione culturale che per statuto si occupa di salvaguardare la biodiversità e l’arte sostenibile.
Nel 2013 abbiamo festeggiato i dieci anni della “Festa del Fiume” e ogni anno, tra agosto e settembre, organizziamo la Land Art al Furlo che nell’arco di quattro settimane ospita tante opere e tanti artisti, con una serie di iniziative da non perdere.
Le nostre attività, dopo il letargo invernale, riprendono con la festa del Primo Maggio: musica, mostre, giochi popolari, e fino ad ottobre è tutto un fiorire di iniziative, incontri, presentazione di libri, reading poetici, teatro gastronomico. Una vera e propria Agenzia culturale di territorio, infatti il mio nuovo “lavoro” l’ho intitolato: impresaria culturale di territorio.
E che cosa se non il Paesaggio, la Bellezza, la Cultura, le nostre materie prime italiane, possiamo offrire?
Ridimensionate le attività industriali si fanno avanti le occasioni immateriali, leggere, ma dense di significato e di emozioni.
Anche l’Europa del resto l’ha capito e per il 2014-2020 ci consiglia di puntare proprio sulle attività di ricerca, di innovazione, di soft economy.
In tutto il Paese stanno nascendo factory, residenze d’artista, home gallery.
Un’altra rivoluzione culturale.
Non ce la possiamo perdere.