LAND ART AL FURLO VIII EDIZIONE: ArS RuRaliS

26
lug
2017

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LAND ART AL FURLO VIII EDIZIONE: ArS RuRaliS
Il tempo organico della pietra madre

Partendo dalla suggestione legata al senso della parola latina SAXUM, abbiamo ragionato intorno all’idea di pietre e sassi sacri che parlano al mondo, rovine parlanti che hanno lasciato un segno nella nostra simbologia archetipica. Sappiamo di come la nostra cultura, non solo mediterranea, si sia basata per millenni, prima dell’avvento del cristianesimo, su una cultura matrilineare che vedeva al centro della propria visione cosmologica la figura della Dea madre, intesa come madre terra, garante dell’ordine cosmico, della fertilità e della rigenerazione. Il ruolo della Dea è quello di dispensatrice della vita e quindi della morte. L’uomo antico vedeva nella natura, nelle sue forme e nelle sue forze, la manifestazione di un grande organismo vivente, e cercava, attraverso varie rappresentazioni come la danza, la musica, la pittura la scultura e il rituale, di interagire con esse, consapevole di essere parte integrante di un tutto. Infatti l’aspetto del sacro non era un ambito separato dal quotidiano e l’arte era un fenomeno fondante in questo costante rapporto dialogante. Da sempre gli elementi naturali sono la diretta fonte di ispirazione. Tutto ciò che riguarda la natura è inteso come essere vivente degno di attenzione e rispetto, compreso il sasso. Ovviamente i primi materiali utilizzati dall’uomo per creare manufatti, oggetti d’arte o rituali, erano materiali naturali, partendo dai pochi indumenti e dalle abitazioni; da habitus, infatti, inteso come secondo abito dopo quello sulla pelle. La casa e il tempio in molte occasioni si ritrovano contigui se non sovrapposti. L’abitazione e il santuario erano, prima dell’utilizzo della pietra dura, fatti di materiali vegetali, come ancora si usa per esempio nell’antica cultura Shintoista del Giappone, dove il tempio deve rappresentare la caducità del tempo e la sua rigenerazione e per questo viene lasciato disgregare per poi essere ricostruito. Ancora prima del “gioco” dell’uomo con la pietra è probabile che ci sia stato quello con la materia vegetale: nel nostro progetto si vuole mettere in risalto questo rapporto dell’uomo con queste due materie, il rapporto con il tempo, non visto come lineare ma ciclico e il rapporto con la ritualità della terra intesa come essere vivente che dà la vita e la trasforma. Attraverso l’incontro di questi due materiali primordiali alla base del vivere e del morire della nostra specie, vorremmo mettere in risalto la trasformazione ciclica del rapporto tra l’uomo e l’eterno. In questo specifico caso, questo rapporto sarebbe messo in evidenza dall’idea di utilizzare dei rami per creare uno spazio sacro, al cui interno verrà collocata una pietra ovaleiforme che riprenda le antiche pietre su cui venivano scolpite le Dee, Dea terra o Dea gravida della vegetazione di cui abbiamo antichissimi esempi (almeno 5000 A.C) di ritrovamenti in pietra. L’immagine del ventre è una delle simbologie più presenti e antiche nella storia dell’umanità, un ventre che è quello della caverna, dell’uovo cosmico, che dà la vita, ma a cui la vita ritorna: per questo motivo le stesse tombe antiche erano legate non ad un processo interrotto e spezzato ma continuativo con un’altra dimensione. Quest’immagine del ventre cosmico-materno sarà visibile sia nella forma del “tempio” uovo-ventre che contiene la pietra-madre sia nella pietra stessa. La pietra si fa portavoce di questa memoria, ancora canta la sua storia, può essere vista come il nucleo centrale e perdurante di questo rapporto con il sacro. La struttura esterna, la più antica, che non ci è possibile osservare nei reperti, per la sua maggiore deperibilità, è appunto la memoria che si rinnova e che lascia traccia nella roccia. Il ventre esterno, fatto di materia vegetale, è come se fosse un ventre cosmico più ampio da cui si genera la visione del culto delle madre che matura e nasce dal suo interno come segno visibile e tangibile di questo rapporto. Sarà la rappresentazione di un tempio organico dedicato alla dea della rigenerazione, di come ancora si possono osservare in certe comunità rurali, ispirato alle forme della natura con al suo interno la pietra rituale che sarà segno della memoria, scolpita dal tempo. Il filone d’arte denominato Land art è in qualche modo una riscoperta in tempi moderni di questa esigenza ancestrale di creare un dialogo con l’ambiente circostante: quest’opera vuole essere un omaggio, al tentativo dell’uomo di instaurare un rapporto non antropocentrico ma ecosofico con l’ambiente.

ars ruralis

ArS RuRaliS
Il progetto ArS RuRaliS si articola intorno all’idea di poter creare un’arte che sia in costante rapporto con l’ambiente, che sappia essere l’espressione di un rapporto tra l’uomo e il paesaggio, e che utilizzi ispirazione e materiali presenti in esso, per riportare quel senso dell’esperienza estetica, fuori dagli ambienti accademici e museali, che prima di tutto è esperienza fondante della cultura che sta alla base del vivere po-etica-mente un luogo nella sua forma di incontro e reciproca fecondazione. Un arte che sappia anche essere motivo di aggregazione sociale e che sappia guardare alla cura del territorio in un ottica ecosofica. Questo progetto nasce dall’incontro di due giovani artisti, Simone Mulazzani e Valentina Grossi che partendo da studi antropologici, scenografici e teatrali, si focalizzano su una ricerca che guarda al rapporto ancestrale dell’uomo e il suo modo di abitare, attraverso le manifestazioni del sacro e dell’arte non slegate dalla vita quotidiana.

LAND ART AL FURLO VIII EDIZIONE
SAXUM

Vernissage: 26 Agosto ore 16.00

Dal 26 agosto al 24 settembre 2016. Tutti i giorni 10/19 ingresso libero
Via Sant’Anna del Furlo 39 – 61034 Fossombrone PU

Casa Degli Artisti – Residenza Creativa
Sant’Anna del Furlo, 39 – 61034 – Fossombrone (PU)
Andreina De Tomassi: 342 3738966 casartisti@gmail.com www.landartalfurlo.it

PRESS OFFICE
Roberta Melasecca Architect/Editor/Pr
roberta.melasecca@gmail.com 349.4945612