“Nullum est sine nomine saxum” di Stefano Conti

20
apr
2017

Un masso in chiesa

Nullum est sine nomine saxum
di Stefano Conti
storico e scrittore

La citazione che dà il titolo alla rassegna d’arte è tratta dall’opera Pharsalia di Marco Anneo Lucano: si riferisce alle celebri rovine di Troia, dove non c’è neanche un sasso che non sia collegato ad un evento memorabile. A contrasto con il racconto della guerra civile, preludio della fine della Repubblica, il poeta romano guarda a un passato, mitico e mitizzato, dove tutto era grande e illustre. Teatro dell’infinita guerra cantata nell’Iliade, anche se poi ridotta a una modesta polis, Troia vide nei secoli illustri personaggi rendere omaggio alla sacralità delle sue reliquie (da Alessandro Magno a Cesare fino a Giuliano l’Apostata). Anche dopo secoli nell’antica città nullum est sine nomine saxum: ogni pietra non solo ha un nome, ma una storia da raccontare e da perpetuare.

La citazione assume un senso più ampio e insieme più intimo per Lucano, intellettuale avverso al regime di Nerone e costretto da questi al suicidio a soli 25 anni, ma consapevole che la sua opera sarebbe sopravvissuta (“la nostra Pharsalia vivrà e nessuna generazione a venire ci condannerà alle tenebre dell’oblio”). Come quel testo, anche quei celebri sassi, ricordo di un tempo di eroi celebrato da Omero, vivono ancora. Ogni singola pietra assume un’identità e insieme rispecchia un valore ideologico comune, che niente potrà mai cancellare, finché la letteratura e l’arte esisteranno a perpetuarne la memoria.