Su “Seconda Vita. Antonio Sorace Scultore”: testo critico di Francesca Luslini

28
feb
2016
cuore ballerino 2

In occasione della mostra “Seconda Vita. Antonio Sorace scultore”, inaugurata negli spazi della Sala Bramante a Fermignano il giorno 1 aprile 2016, la storica dell’arte Francesca Luslini ci parla del “Bosco Incantato“, “…un libro di favole, di quelli che si aprono e balzano su strane figure….

IL BOSCO INCANTATO
di Francesca Luslini
(Storica dell’arte contemporanea)

Strana mostra questa di Antonio Sorace alla Sala Bramante di Fermignano (PU). Forse non è neanche una mostra, piuttosto un libro di favole, di quelli che si aprono e balzano su strane figure. Una sorpresa. Si intitola “Seconda vita” e allude alla seconda vita dell’autore, che molti anni fa faceva il fotografo, e del legno scolpito, tutto eticamente riciclato, rinato in un’altra forma. L’esposizione è visibile fino al 25 aprile, tutti i giorni dalle 17 alle 20 escluso la domenica e il lunedì.

La prima sorpresa è “un donnone” in pioppo, alto tre metri, una Polinesiana, ironica e matriarcale, che ti accoglie sulla soglia e ti invita ad entrare. Nella prima grande sala si è materializzato un bosco incantato con figure-alberi altissimi. C’è il Pioppo e il Gelso, la Quercia e il Cipresso che hanno preso la forma di streghe, una “ragazza peruviana”, una “magra”, una giocatrice di rugby nell’atto di rimettere in campo il pallone ovale che si specchia all’infinito (“Touche en abyme”), al centro della sala, “Una “ragazza d’oro” in placida attesa del curioso voyeurismo. Ce n’è una che si stacca dal suo corpo, diventa un’ombra, il suo doppio, e infine la più enigmatica: “Laconica” alta e severa se non fosse per quelle piume fané di struzzo rosa.

La seconda sala, ti accoglie con dei cuori scavati nel Gelso che parlano di amori sereni, quotidiani, a loro modo felici. La crisi comincia nella terza sala, e sono dolori: cuori trafitti, attraversati da chiodi e saette, esplosi. Qui c’è un “dialogo” tra autori, un cuore a cuore, con l’illustratore romano-boemo Mojmir Jezek, famoso anche per i suoi cuori fuksia disegnati per “Il Venerdì di Repubblica”.

Infine,  nella quarta, sala vince il gioco, l’estro, c’è il cuore ballerino, a cuor leggero, un cuore d’oro…Scrive nella presentazione al catalogo la docente di Storia dell’Arte Contemporanea Alice Devecchi “… La serie dei cuori non è un esercizio di stile; è piuttosto una nenia che libera dal peso del dolore, un dolce refrain che allevia la pena e riscatta la morte con una seconda vita….”.

Ma se si va a leggere nel catalogo della mostra: “L’incontro con l’Autore”, scritto da un altro docente urbinate, Elvio Moretti, vicepresidente della Scuola di  Restauro e Conservazione, si scopre che non solo di due vite si tratta, ma di molte, molte altre. Dove si legge che Antonio Sorace, romano,  seppure l’arte plastica ce l’ha nel dna, visti gli avi scalpellini del Furlo, ha trascorso molti anni a sperimentarsi fino ad approdare, come in un destino già scritto, alla scultura.

Mille mestieri e un chiodo fisso: ridare la vita.

Una sfida divina.

cuori in pace