Antonio Sorace

Presidente
“Non faccio altro che svelare, togliere il velo, piano piano, con martello e scalpello mi si rivela quello che c’era già, dentro, nel profondo della pietra, o del legno”, dice Antonio Sorace, romano, sessantenne, scultore da sempre. Da quando il nonno materno Demetrio Lecci comprò la cava alla Spelonca Alta del Furlo, località marchigiana, famosa per la pietra rosa. Sorace è sempre stato innamorato della pietra rosa furlese, lo zio Ermete ha fondato la prima cooperativa di scalpellini del pesarese. Il piccolo Antonio, nelle vacanze al Passo del Furlo, giocava con la bugiardina e lo scalpello, con la mazzetta e il martello, andava lungo il Candigliano a cercare strane pietre per certe sue infantili sculture; mentre a Roma passava lunghi pomeriggi nella bottega del padre Salvatore, e lì ha cominciato a viaggiare dentro la materia. Con la giovinezza e la maturità ha deciso di avvicinarsi pian piano alla sua arte scultoria, forse per non “consumarla”, bruciarla con la passione giovanile, cominciando ad esplorare molti campi contigui alla sua amata scultura. Dopo alcune esperienze professionali nel mondo dell’architettura di interni e della fotografia, vissuta sempre come scultura di luce, famosi i suoi “still-life” (molti pubblicati su “La Repubblica”), ha “affrontato” la ceramica, il legno, il ferro, e anche la cera, collaborando con Arnaldo Pomodoro alla costruzione del cero più alto del mondo a Catania, nel ’99, per un'iniziativa voluta da Antonio Presti di Fiumara d'Arte. Con il Duemila, Antonio Sorace ha deciso che era arrivato il momento per dedicarsi a tempo pieno alla sua passione. Ha lasciato Roma, ha trovato un suo loft luminoso con vista sul Furlo, ad Acqualagna, e si è immerso nella polvere dell’arenaria, della pietra rosa e della pietra bianca delle Cesane ritrovando gli utensili di un tempo. Ha esposto all’interno della Fiera di Pesaro, presentando: “I Venti della Pace”, venti teste mitologiche, maschi guerrieri ma uomini sensibili, che guardano il mondo dall’antichità omerica. Ha allestito mostre a Fermignano, nel Lavatoio Comunale, facendo sposare le sue pietre con l’acqua, a Sant'Ippolito, all'interno della manifestazione “Scolpire in piazza”, ha partecipato a numerose collettive romane, e le sue “teste” parlano della nostra terra marchigiana in molte case private e luoghi pubblici in giro per l’Italia. Dal 2008, si è trasferito a Sant'Anna del Furlo, fondando l'associazione culturale “la Casa degli Artisti”, di cui è presidente. A Sant'Anna sono proseguiti i suoi viaggi nell'arte plastica. Le ultime opere: “Tuffo” (2010), “Trivellazioni estreme” (2011), “Equilibrio” (2012), “Giulia abbraccia l'albero” (2013), “Siamo fatti tutti della stessa materia” (2014), “Apparenze" (2015).